Rachid si trasferisce a San Vito lo Capo tutti gli anni dai primi di giugno a metà settembre,come i ricchi che oziano nelle ville.
Ma la Riserva dello Zingaro con la roccia verdeggiante a picco sul mare immacolato e i cumuli bianchi luccicanti delle saline sono solo immagini meravigliose delle brochure degli alberghi. Lui divide un appartamento con altri immigrati nordafricani, e l'affaccio sul lungomare l'unico scorcio piacevole nella malinconia del loro arredamento di fortuna, ormai diventato familiare.
Si trascina dietro un bagaglio da viaggiatore on the road: documenti, un po' di soldi risparmiati durante l'anno, il Corano e una borsa piena di parei, gonne e camice, stoffe colorate e leggere, che sanno d'estate e hanno l'odore intenso di sabbia del deserto, di spezie, di fumo di narghilé.
Cammina a passo svelto tra gli ombrelloni dell'Italia medio-borghese, finché le piante dei piedi resistono al calore e alla fatica; abiti di lino e sandali francescani, reclamizza a squarciagola la sua merce, nell'aria densa dei raggi del sole che toglie il respiro. Avvolto nelle stoffe variopinte, come un sultano che fa il suo ingresso a corte con incedere elegante, scandisce poche parole in italiano precario, contratta guarda le monete dei compratori che luccicano al sole nella sua mano, come pietre preziose.
La sera, stanco, riprende il suo peregrinare per le strade affollate, scansando coni gelato e bicchieri di granita alla mandorla. Di solito la gente sorride, divertita dalla sua voce squillante, dallo sguardo accattivante e quasi ironico, che nasconde la stanchezza di una giornata di viaggio, la pelle rugosa per I'età e la malinconia, la fronte segnata da solchi profondi per il sole e la salsedine.
Pochi notano che tra il vociare dei ragazzi sui risciò e I'odore di frittura dei ristoranti, Rachid si rannicchia in un angolo della strada e, rivolto verso la Mecca, pronuncia le sue preghiere. Si orienta in qualunque parte del paese, come se sentisse dal profondo del cuore un'attrazione magnetica verso la sua terra, in un'intimità che nessuno può violare.
Poi riprende il suo cammino, finché le strade non si svuotano, le luci dei locali si spengono, gli artisti di strada abbandonano la piazzetta della chiesa, e San Vito si trasforma da luogo di villeggiatura in autentico paesaggio siciliano, con gli anziani ammutoliti dai ricordi seduti fuori le porte dei terranei, le serrande semichiuse, gli aranci e gli alberi di limone che intrecciano le loro fragranze nell'aria salmastra.
E il silenzio profondo e vivo, e la ritmicità armoniosa della risacca, che culla il venditore disteso sulla branda. Sogna una casa bella come una reggia per i suoi figli e un futuro migliore per i suoi conterranei.
Ben presto, i raggi tenui del sole appena sorto gli colpiscono il volto disteso, penetrando attraverso le imposte. Con una smorfia di fastidio, si gira dall'altra parte. Vuole dormire ancora un po'. C'è tempo per riprendere a viaggiare.
Si trascina dietro un bagaglio da viaggiatore on the road: documenti, un po' di soldi risparmiati durante l'anno, il Corano e una borsa piena di parei, gonne e camice, stoffe colorate e leggere, che sanno d'estate e hanno l'odore intenso di sabbia del deserto, di spezie, di fumo di narghilé.
Cammina a passo svelto tra gli ombrelloni dell'Italia medio-borghese, finché le piante dei piedi resistono al calore e alla fatica; abiti di lino e sandali francescani, reclamizza a squarciagola la sua merce, nell'aria densa dei raggi del sole che toglie il respiro. Avvolto nelle stoffe variopinte, come un sultano che fa il suo ingresso a corte con incedere elegante, scandisce poche parole in italiano precario, contratta guarda le monete dei compratori che luccicano al sole nella sua mano, come pietre preziose.
La sera, stanco, riprende il suo peregrinare per le strade affollate, scansando coni gelato e bicchieri di granita alla mandorla. Di solito la gente sorride, divertita dalla sua voce squillante, dallo sguardo accattivante e quasi ironico, che nasconde la stanchezza di una giornata di viaggio, la pelle rugosa per I'età e la malinconia, la fronte segnata da solchi profondi per il sole e la salsedine.
Pochi notano che tra il vociare dei ragazzi sui risciò e I'odore di frittura dei ristoranti, Rachid si rannicchia in un angolo della strada e, rivolto verso la Mecca, pronuncia le sue preghiere. Si orienta in qualunque parte del paese, come se sentisse dal profondo del cuore un'attrazione magnetica verso la sua terra, in un'intimità che nessuno può violare.
Poi riprende il suo cammino, finché le strade non si svuotano, le luci dei locali si spengono, gli artisti di strada abbandonano la piazzetta della chiesa, e San Vito si trasforma da luogo di villeggiatura in autentico paesaggio siciliano, con gli anziani ammutoliti dai ricordi seduti fuori le porte dei terranei, le serrande semichiuse, gli aranci e gli alberi di limone che intrecciano le loro fragranze nell'aria salmastra.
E il silenzio profondo e vivo, e la ritmicità armoniosa della risacca, che culla il venditore disteso sulla branda. Sogna una casa bella come una reggia per i suoi figli e un futuro migliore per i suoi conterranei.
Ben presto, i raggi tenui del sole appena sorto gli colpiscono il volto disteso, penetrando attraverso le imposte. Con una smorfia di fastidio, si gira dall'altra parte. Vuole dormire ancora un po'. C'è tempo per riprendere a viaggiare.






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