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Viaggio sintetico
di Filippo Tedeschi_selezione 2008
Prenoto il mio viaggio nella agenzia del parco pubblico, accanto alla panchina dove ci ritroviamo. Arriva lì il mio biglietto. Sono riuscito a mettere da parte i soldi. La cosa positiva del volantinaggio, è la paga ogni settimana così al weekend, ti puoi rilassare e andartene in un posto nuovo. Però mika come fanno i tipi con il grano. Quelli fanno un pacco di strada per andare a fanculo, per poi spedirsi le cartoline da appendere dietro alle loro scrivanie. Oppure quelli che per ritrovarsi, dicono, hanno bisogno di rintanarsi in posti dove non va un cane. No, il mio è un viaggio da sfigati. Lo faccio per abbandonare almeno per qualche ora questo squallore. Non c'è rimedio. Adesso non si può nemmeno fare più il puttantur di sabato sera, quindi la scelta o è una Paglia o la Paparina. Il nero Afgano è finito. Una riga è toppo, mi parte almeno un cinquantone, per quella buona, altrimenti va il cervello in pappa. Il risiko della Bianca avariata, è la madama. Ti raccoglie con il cucchiaino, quando va liscia altrimenti da un sacco di randellate da stare male un mese. Mi allontano dal giardino, quel posto d stretto fra i palazzi grigi, I'erba d scalzata dalla polvere e soprattutto queste panchine da troppo rimangono appiccicate alle chiappe. Qui si rischia di sfrantumarsi, occorre un posto migliore, meglio al chiuso, magari metto un ciddi, o mi guardo emtivi, cosi mi rilasso a palla. Sto sciolto. Oc. Lontano il mio villaggio di indiani metropolitani, con archi e frecce ma non più in grado di colpire, reagire, scuotersi. Totale abbandono.. Mi serve un solo francobollo colorato, per sprofondare in un mare di emozioni. Lo metto sotto lingua, per farlo sciogliere: massiccio. Questa volta mi accompagna Asterix, la precedente era Marylin Psilocibina. Arresto il mondo, attendo l'effetto. Il corpo ke cambia, s'allunga" si contorce, è elastico, è bellissimo. I suoni diventano colori multiformi. Io stesso divento come la tinta ke cola da un barattolo di vernice: gommoso. Il tempo scorre lento, distorto. Dalla velocità scaturisce la lentezza. Il secondo dilatato a dismisura. Un secolo sospeso e smisurato. Lo spazio non è più limitazione. La luce irrompe come una bomba atomica. È come fare il biglietto di andata/ritorno mille volte da Dio. Passaporto per il paradiso senza andare dalla Questura. Comprendo le emozioni della gente attorno a me, fuori della stanza. Divento finalmente parte del globo. Nella maggior parte dei casi, la pasta, è un pass per un pianeta celestiale. Tutto è chiaro, profondamente illuminante. Sbalorditivo! Con un deca tutto mi rimbalza, senza scalfirmi. Salgo su un astronave con una eno(me scritta sul fianco, multicolore, potente, la LSD-25. Non più alieno fra i miei simili. Non più ingranaggio. Libero di non decidere dove andare, dissoluto.
 
Progetto e direzione artistica
Luciana Damiano

 

Consulente
Elizabeth Chatwin

Ufficio stampa e Comunicazione

Luciana Damiano

Alina Lombardo

Associazione culturale Uj-Ut
Tel. 0187.622008 – Cell. 333.6872422

 

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