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La Bibliografia di Bruce Chatwin

In Patagonia (1977) Bruce Chatwin racconta il suo viaggio in Patagonia sulle tracce di un mostro preistorico e di un suo parente navigatore, li trovò entrambi… insieme alla bellezza del viaggio, il piacere di scoprire cosa c’è “più in là”, passo dopo passo, persone, culture, paesaggi da togliere il respiro. Apparso nel ’77 come opera prima, fu subito salutato come “il più originale libro di viaggi di questi ultimi tempi”.

Il vice re di Ouidah ( The Viceroy of Ouidah, 1980) più di un secolo dopo la morte di un celebre negriero, Don Francisco da Silva, i suoi numerosi discendenti si riuniscono a Ouidah, nel Dahomey, “per onorare la sua memoria con una messa di requiem e un pranzo”. Le voci del passato si ritrovano a spargere “cibo, sangue, piume e Gordon gin sul letto, tomba e altare del Morto”. Un romanzo di follia e crudeltà tropicale.

Sulla Collina Nera ( On the Black Hill, 1982 ) racconta la lunga vita di due gemelli identici, chiusa in un cerchio magico con un raggio di poche miglia, intorno a una fattoria del Galles. Un romanzo che ha il respiro del tempo. Ritorno in Patagonia ( Patagonia Revisited, 1985). A quasi dieci anni dalla pubblicazione di “In Patagonia”, Bruce Chatwin ritornava sull’argomento. L’occasione gli era offerta da una conferenza alla Royal Geographical Society tenuta a due voci con Paul Theroux (autore nel 1979 di “Old Patagonian Express”).

Nel libro i due scrittori analizzano la ricorrenza del “tema patagonico” (‘topos’ che coincide con l’ignoto, l’inconoscibile ed il mistero) nelle loro storie personali, in letteratura e nell’immaginario collettivo. Le vie dei canti ( The Songlines, 1987). “La domanda cui cercherò di rispondere è la seguente: perché gli uomini invece di stare fermi se ne vanno da un posto all’altro?”( Bruce Chatwin a Tom Maschler, 1969).
Il libro che Chatwin inseguì per anni e che fece appena in tempo a scrivere.

Bruce Chatwin è stato un viaggiatore, un cantastorie e un dilettante di genio, con la passione dell’insolito “

Utz (1988): ultimo libro pubblicato da Chatwin, questo romanzo fu subito salutato come “una gemma squisita, compatta, luccicante, riccamente sfaccettata.”
Che ci faccio qui? ( What Am I Doing Here?, 1989): il libro in cui Bruce Chatwin raccolse, negli ultimi mesi prima della morte, quei pezzi dispersi della sua opera che avevano segnato altrettante tappe di una sola avventura, di tutta una vita intesa come “un viaggio da fare a piedi”.

Al seguito di Indira Gandhi o in visita da Ernst Jünger, alla ricerca dello yeti o in quartieri malfamati di Marsiglia, a cena con Diana Vreeland o con Werner Herzog nel Ghana o con un geomante cinese a Hong Kong, Chatwin è sempre in viaggio e osserva ogni esperienza con lo sguardo penetrante di chi, a partire da qualsiasi cosa, vuole andare il più lontano possibile.

” Il suo dono era la capacità di guardare alle cose in modo differente. Di guardare come con una lente di ingrandimento alle piccole cose e trarne qualcosa di grande “

L’occhio assoluto (Photograps and Notebooks, 1993): come si parla di “orecchio assoluto” per coloro che sanno riconoscere perfettamente l’altezza dei suoni, si potrebbe parlare di “occhio assoluto” per una qualità che Bruce Chatwin già mostrava nei suoi scritti e che ora ci appare, e si impone, nelle sue fotografie. Riconoscere ciò che sta attorno a noi e soprattutto attorno all’occhio, sempre mobile, del viaggiatore..

..quegli spicchi di realtà che sono altrettante visioni, isolarli dal resto e lasciarli vibrare nella loro pura evidenza ottica: questo è il segno di elezione dell’ ”occhio assoluto”.
Anatomia dell’irrequietezza ( Anatomy of Restlessness , 1997): il libro postumo degli irrequieti, che amava come Nietzsche, “pensare” camminando.

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