3° Classificato 2021 ex-aequo – Mare, cielo e terra di Antonino Accursio Soldano

Mare, cielo e terra

di Antonino Accursio Soldano

Il campanello suonò due volte, Luigi posò il libro sul tavolino accanto al divano e si alzò per aprire la porta.

Era Marta, la sua vicina di casa, quella che lui considerava la sua musa ispiratrice.

Non che fosse uno scrittore o un artista, di mestiere faceva l’imbianchino, ma era convinto che il solo vederla gli dava sempre un motivo per fare qualcosa di buono. E lei questo lo sapeva.

Da quando era iniziata la pandemia, Marta si recava a casa di Luigi ogni tre giorni per aiutarlo nelle pulizie, a volte gli portava il pranzo, a volte ci andava solo per chiacchierare.

Non sapeva perché facesse questo, lei lo chiamava “doveri di buon vicinato”.

«Siete uscito in questi tre giorni?» chiese Marta.

«Si, certo!» «E dove siete andato? Non si può andare da nessuna parte, con la pandemia ci sono restrizioni dappertutto, passa persino la voglia di starsene seduti al bar a bere un caffè. Dove siete andato?»

«Se te lo dicessi non mi crederesti»

«Ci provi, magari le credo» rispose Marta sorridendo!

«Sono andato per mare. Tre giorni fa mi sono imbarcato sulla Pequod, ma a dirti la verità non mi sono trovato bene. Troppa caciara e poi tutti, chissà perché, mi chiamavano Ismaele.
E così, al primo porto sono sceso, sono entrato alla taverna Ammiraglio Bembow e dopo un bicchiere di vino sono salito a bordo dell’Hispaniola insieme ad un certo Jim Hawkins.

Devo ammetterlo, è stata una bellissima esperienza, piena di sorprese.
E in più, lungo il viaggio ho incontrato tanta gente, persino un prete, un certo Padre Feijo»

Marta sorrise. «Siate serio, qui siamo in campagna, non c’è il mare, non ci sono navi e in paese
nessun prete si chiama come… come hai detto che si chiamava?»

«Ma io sono serio, sto dicendo la verità – rispose Luigi- anzi, devi sapere che Padre Fejio era un viaggiatore e sui suoi viaggi aveva persino scritto un diario che, modestamente, aveva chiamato Theatro Critico Universal»

«Si, molto modestamente …» aggiunse Marta

«Comunque, il prete mi raccontò una strana storia e mi disse: caro amico, se navigando lungo le coste della Sicilia, vi imbatterete in una strana forma di pesce, non abbiate timore, potrebbero essere i figli di Cola e di una Ninfa.
E puntandomi in faccia l’indice della mano destra mi raccomandò di prendere sul serio le sue parole, perché non erano dicerie di paese o leggende, era storia»

«Avete fatto un lungo viaggio in questi tre giorni e incontrato molte persone» rispose Marta ironicamente.

«Oh, ma questo è stato tre giorni fa.
Due giorni addietro invece sono uscito di buon mattino col mio amico Giannozzo e ci siamo fatti un giro con la sua mongolfiera.
E’ stato fantastico ed è incredibile la sensazione che si ha a guardare tutti dall’alto.
Beh, non tutti, non c’era molta gente in giro ma per fortuna era una bella giornata, non c’erano nuvole e con il vento giusto abbiamo potuto sorvolare le Alpi»

«E questo viaggio lo avete fatto ieri?»

«Oh sì! E quando siamo tornati, Giannozzo ha ripreso il volo e io sono andato in libreria, Il libraio mi
ha guardato e senza dire niente mi ha consigliato un vecchio libro.
Una prima edizione del giugno 1943 di “Avventura di un’anima” scritto da un certo Achille Campanile. Non so perché mi abbia consigliato proprio quel libro.
Forse perché abbiamo solo bisogno di pensare di saper volare per poterlo fare. Non credi?»

«Se lo dice lei… -rispose Marta sorridendo- e oggi non esce? Non va da nessuna parte?»

«Sono già uscito –rispose Luigi- stamattina ho visitato la cattedrale di marmo lungo le sponde del lago General Carrera. Ma la Patagonia è vasta. Vuoi venire con me?»

E scoppiò a ridere

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